Nell’intento di rispettare la doppia circolarità prassi-teoria-prassi e teoria-prassi-teoria propria dell’epistemologia pedagogica, si è tentata una collaborazione tra ricercatori universitari e insegnanti di scuola primaria finalizzata al trasferimento dei più recenti avanzamenti di ricerca delle scienze bioeducative nella formazione scolastica. Lo scopo generale del progetto risulta quello di promuovere, in senso pedagogico, la progettazione e lo sviluppo di ambienti integrati di apprendimento. Il protocollo, composto da sezioni teoriche, metodologiche e applicative, si muove col proposito di orientare i percorsi e le strategie operative, cercando di sviluppare e di diffondere nella scuola “buone pratiche” per la prevenzione del disagio cognitivo nei processi di sviluppo.

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Il testo è il frutto di un lavoro collaborativo che ha visto il coinvolgimento di esperti di differenti discipline che hanno concentrato la propria attenzione verso un oggetto di ricerca di interesse comune, individuabile nei congegni e nei meccanismi peculiari del processo di sviluppo individuale. Nasce da qui una riflessione multidisciplinare che, attraverso tre macro temi di ricerca – la cognizione incarnata, gli aspetti dei sistemi percettivi e il design di ambienti di apprendimento – delinea come proprio fulcro di indagine l’analisi degli aspetti che interagiscono nel processo di sviluppo del cervello all’interno degli ambienti di apprendimento. Adottato nel Corso P01752 Introduction to Mind, Language, and Embodied Cognition tenuto dal Prof. Andy Clark, MSc in Philosophy, Università di Edimburgo.

Il testo illustra i risultati di una indagine frutto della collaborazione tra ricercatori universitari e docenti della scuola primaria sul tema della memoria infantile e sui fattori che tendono a influenzarne lo sviluppo. Dopo una iniziale introduzione sull’importanza che la figura dei docenti-ricercatori sta assumendo all’interno del panorama pedagogico attuale, vengono illustrate le ipotesi e gli esperimenti dei tre step della sperimentazione PROACT-PM (Protomnestic Activity-Previsonal Meausurement) con i relativi risultati. Nella seconda parte del testo viene, inoltre, presentato un protocollo didattico dotato di materiali e schede di approfondimento del quale i docenti possono fruire per la propria attività formativa.

L’autrice, attraverso una ricognizione generale dell’evoluzione storica del concetto di biopedagogia, presenta le principali direzioni di ricerca, passate e presenti, che hanno caratterizzato e caratterizzano il lavoro scientifico di Elisa Frauenfelder. Ne vengono qui delineati i tratti peculiari del pensiero di ricerca identificabili con la “morsa” del biologico nello sviluppo soggettivo, nell’idea di una spinta auto-organizzativa e autopoietica nell’individuo, nel riconoscimento della specificità strutturale e funzionale del sistema uomo e dei vincoli che la regolano, ribadendo così il ruolo intenzionale, progettuale e preventivo dell’educazione e il ruolo individuale e sociale nei processi di educabilità.

Nell’intento di tracciare le linee guida dell’educabilità cognitiva il testo si snoda in un duplice percorso di analisi: da una lato presenta un tracciato teorico che ripercorre le principali interpretazioni del concetto di educabilità, analizzato all’interno del quadro epistemologico delle scienze bioeducative, e dall’altro individua alcune ricadute formative che derivano dalle coordinate teoriche delineate in precedenza. Vengono, inoltre, individuati possibili itinerari di analisi dinamica delle strutture di conoscenza prototipali, raggruppabili in quanto strategie adattive soggette a criteri di componibilità strutturale e di compatibilità evolutiva.

 

Il processo formativo scaturisce dalle sinergie di molteplici dinamiche tra loro interagenti, in continuo altalenare tra dimensioni individuali e biologiche e dimensioni sociali e culturali. Il volume, partendo dall’interpretazione del soggetto in formazione come realtà biopsichica complessa, prova a indagare il ruolo e le peculiarità dei processi di memoria all’interno dei modelli di formazione che sono andati evolvendosi nel corso degli anni. Viene, inoltre, indagato il valore pedagogico dell’oblio, inteso come risorsa per il consolidamento delle tracce mnestiche, e l’interazione che si crea tra l’attivazione emozionale e i processi di memorizzazione nei percorsi di costruzione del sè.

 

Il contributo in esame incentra l’attenzione sul focus della ricerca pedagogica che ha messo in luce il passaggio trasformativo dai processi di apprendimento alle strutture della conoscenza. L’autrice passa in rassegna ed esamina le numerose metafore della mente che tendono a incidere sulla relazione insegnamento-apprendimento e i principali modelli della formazione cui esse risultano correlabili. All’interno dei processi di costruzione della conoscenza, intesa come oggetto di ricerca distinto e distinguibile dalle espressioni di significato individuali, viene sottolineato, quindi, non solo il valore dei fattori soggettivi, ma anche e soprattutto quello dei fattori sociali e culturali delle società di appartenenza.

Partendo dalle indagini condotte dalle neuroscienze cognitive sul tema della memoria, vengono presentate possibili ricadute e suggestioni pedagogiche riguardanti il ruolo della memoria e della protomemoria all’interno dei processi individuali di sviluppo e gli aspetti regolativi e di influenza in tali processi. L’autrice, seguendo una chiave interpretativa di matrice bioeducativa, illustra i principali congegni che regolano la formazione della protomemoria – intesa come congegno intersecato da tre dimensioni nodali: corpo, implicito e emozioni – nei primi anni di vita, analizzando la possibile influenza che i vincoli biologici, le differenze individuali e la variabilità contestuale possono generare su tale sviluppo.

Dopo una iniziale rassegna dei passaggi di evoluzione dal concetto di biopedgogia alle scienze bioeducative, vengono esplicitati nel testo in esame i cardini epistemologici di tali scienze che appaiono caratterizzati da relazioni complesse tra i numerosi e articolati aspetti che possono veicolare lo sviluppo individuale (relazione natura-cultura, apprendimento-sviluppo e forma-funzione). Le tre prospettive di ricerca che compongono le scienze bioeducative – epigenetica, biodinamica e sinergica – approfondiscono il processo di evoluzione soggettiva attraverso differenti focus di ricerca, guardando al concetto centrale di educabilità come chiave interpretativa dello sviluppo individuale.

Argomento nodale del testo risulta essere l’evoluzione della concezione del corpo e della corporeità all’interno dei vari modelli teorici e metodologici che sono andati susseguendosi nel panorama pedagogico degli ultimi anni. Si passano in rassegna, inoltre, le fondamentali caratteristiche delle prassi formative che a partire da tali concezioni sono andate sviluppandosi, arrivando alla proposta di una pedagogia del corpo che supporti prospettive di formazione body oriented – che tendano, cioè, in un’ottica biodinamica, a interpretare il corpo come elemento basilare e ineliminabile nello svolgersi della relazione formativa.